.
Annunci online

Volver
il nostro mondo non ha confini
LAVORO
1 febbraio 2008
MICHELE LANDA, MORTE DI UN ONESTO
Di Sergio Nazzaro


Michele Landa muore il 6 settembre 2006 alle 4 del mattino. Ucciso a colpi di pistola prima, e poi bruciato nella macchina di servizio. Una storia che non ha avuto diritto di ospitalità nell’informazione. Una storia che deve essere raccontata. Michele Landa è un metronotte di Mondragone. La sua attività preferita è coltivare il piccolo pezzo di terra di famiglia. Ama fare ed essere un contadino: “Tu lo sai come sono fatti gli stipendi qua al Sud, e quindi papà lavorava come metronotte per portare qualcosa in più a casa”. Angela Landa ha la voce dignitosamente ferma, quando mi racconta i dettagli della morte del padre. “Papà, faceva questo lavoro da 24 anni, e la notte quando è stato ucciso, gli mancava solo un mese per andare finalmente in pensione”. I figli, invece, riceveranno da parte della cooperativa Lavoro & Giustizia, l’ultima busta paga del padre con due ore di lavoro decurtate. Già, perché Landa riceve il suo ultimo stipendio, meno le ore che sicuramente non ha svolto. Tutto questo lo si deduce dalla macchina di altri colleghi metronotte che, avvistano alle 4 del mattino per l’ultima volta Michele Landa, in servizio presso un ripetitore della Omnitel-Vodafone, a Pescopagano. “Mio padre ha lavorato in molti posti brutti, ma Pescopagano lo spaventava: puttane, spacciatori, camorristi, criminali nigeriani, là ci sta tutto meno che lo Stato”. Antonio ha 25 anni ed è l’ultimo figlio di Michele, il motivo per cui aveva accettato di lavorare anche a Pescopagano. Per potergli cedere il suo posto dopo la pensione. Oggi Antonio quel posto non lo vuole. La cooperativa Lavoro & Giustizia non ha aiutato nelle ricerche, non si è presentata subito a casa a mostrare cordoglio e proporre aiuto. Già, forse erano manchevoli nei confronti di Michele, di regole da seguire, sempre dimenticate. Comunque sia, Michele Landa alle 22.00 del 5 settembre prende servizio presso il ripetitore. Deve essere difeso l’antenna, altrimenti i criminali lo rubano per farne un cavallo di ritorno. Una macchina di Lavoro & Giustizia dovrebbe passare ogni ora a controllare, ma non ci sono uomini, macchine o il lavoro lo si può arrangiare. Michele va al lavoro con la sua macchina. Quella aziendale è rotta e quindi viene lasciata direttamente al ripetitore, quasi come guardiola improvvisata. Alle 4 del 6 settembre Michele Landa viene affrontato da camorristi o semplici criminali. Comunque sia, viene ucciso. Poi bruciato e con la macchina buttato in un fosso. Lo si troverà solo dopo 4 giorni, nelle campagne di Mondragone. Per non dare fastidio a traffici di coloro che hanno in ostaggio Pescopagano. Il collega del cambio turno, non vedendo Michele Landa, non avverte nessuno, credendogli di fare un favore. Già perché questa è la terra degli assenteisti , quindi non dire nulla aiuta. Angela continua il suo racconto: “Quando ho sporto denuncia, un carabiniere mi ha detto che non dovevo preoccuparmi che sicuramente mio padre stava bevendo con qualche prostituta da qualche parte e che sarebbe tornato a casa”. I figli si porteranno a casa Michele Landa un pezzo alla volta. La Seicento in cui viene ucciso, dopo il ritrovamento, viene portata nello spiazzo della caserma dei carabinieri. Però, mentre sono in corso i rilievi, finisce il diesel nel generatore di corrente. Così la macchina con i resti, viene caricata sul carro attrezzi e tra una buca e un’altra va verso la caserma. Qualche pezzo di Michele sicuramente è finito per strada per non tornare più. La macchina nello spiazzo della caserma non è coperta neanche con un telone. “Quando ho chiesto spiegazioni, mi hanno detto che nella rimessa puzzava troppo, e quindi l’avevano messa fuori. Ho portato un telone perché almeno quello che rimaneva di mio padre non fosse uno spettacolo per chi passava”. Michele è un altro figlio ancora di Michele Landa, lavora come operaio sulle linee ferroviarie: “La scientifica ha ripulito la macchina, ma siamo andati lo stesso nel deposito giudiziario. Abbiamo trovato un femore, la fibbia della cintura di papà, le chiavi di casa e altre ossa. Ce lo siamo portati via in una scatola di scarpe”. Quando i figli comunicano ai carabinieri che la macchina non era ripulita come avevano detto, vengono minacciati di denuncia e intralcio alla giustizia. Il giorno dopo la macchina viene passata al setaccio, e solo allora tutti i pezzi di Michele Landa vengono raccolti. Il 27 settembre vengono celebrati i funerali del metronotte contadino: nessun sindaco, nessun deputato, in questo caso Mario Landolfi, nessuna istituzione presente al funerale di un onesto. Ma la tomba dovrà essere riaperta dopo una decina di giorni, perché dal R.I.S. di Roma torna un altro osso di Michele Landa. Ad oggi nessuno sa perché Michele Landa è morto. Da parte delle istituzioni cittadine hanno detto che era meglio non immischiarsi con questioni di camorra. La richiesta di indennizzo all’INAIL viene respinta: non si può accertare se è una causa privata la morte o una causa di lavoro. L’assicurazione non paga per il momento, bisogna aspettare gli sviluppi della vicenda. Angela continua il suo racconto: “Se mio padre fosse stato un carabiniere, poliziotto, finanziere avrebbero fatto qualcosa prima. Avrebbero dato qualcosa alla famiglia, avrebbero parlato della sua morte e qualcuno sarebbe venuto al suo funerale. Nulla, invece, perché mio padre era soltanto un onesto lavoratore. Un carabiniere ci ha detto in privato che la sapremo qualcosa se qualche pentito parlerà. Se è un azione criminale, sai le pistole dei metronotte sono molto ricercate, beh allora probabilmente non si saprà mai nulla”.  Il 6 ottobre del 2006 viene rimossa l’antenna da Pescopagano. Rimane solo, di fronte, a qualche decina di metri, un’enorme villa fortificata con tanto di telecamere. Spinti dall’unica troupe che si è interessata al caso, quella di “Chi l’ha visto”, i carabinieri fermano il proprietario alla guida di un mercedes roadstar. “E’ uno di Caivano, i documenti sono a posto”. Questa l’unica azione che i carabinieri intraprendono verso il proprietario della villa. I nastri delle telecamere, neanche a parlarne. Oggi rimane un dolore composto di una famiglia oltraggiata dall’indifferenza di tutti, meno che gli onesti di Mondragone: “Al funerale di papà hanno partecipato i suoi amici, gli anziani, tanta gente semplice, quelli con cui andava a lavorare in campagna”. Non ci si può chiedere il perché dei rifiuti, della camorra, dei massimi sistemi risolutivi, quando la morte di un onesto lavoratore è così bellamente ignorata. Si dice che gli operai siano l’ultima ruota del carro in Italia, beh ce ne sono molte altre di ultime ruote del carro. Sono coloro che finiscono sottoterra in una scatola di scarpe. E non gliene fotte niente a nessuno.  




permalink | inviato da zingara del deserto il 1/2/2008 alle 10:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 ottobre 2007
Labyrinthes


"Ossessivamente sogno di un labirinto piccolo, pulito, al cui centro c'è un'anfora che ho quasi toccato con le mani, che ho visto con i miei occhi, ma le strade erano così contorte, così confuse, che una cosa mi apparve chiara: sarei morto prima di arrivarci".

Labyrinthes
J.L.Borges




permalink | inviato da zingara del deserto il 15/10/2007 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 ottobre 2007
Il morso della Taranta ......


Vi segnalo questa iniziativa.


Il Ballo di San Vito

Monte San Vito (AN) – 13 e 14 ottobre


L’”Albero del maggio”, associazione culturale per la ricerca e la diffusione della musica e delle danze popolari, presenta il Ballo di San Vito, manifestazione che si svolgerà a Monte San Vito il 13 e 14 ottobre.

Si inizia il sabato con i laboratori di danza - tarantella a cura de “I Fuiuti” di Cataforio (Reggio Calabria), saltarelli a cura de “I Mazzamurelli” e l’”Albero del maggio” - e di zampogna, organetto e tamburello (ore 9.30/12.30 e 16/19). Alle 14.30 nel centro “Carlo Urbani” si parlerà di “danza tradizionale nella Calabria greca e nelle Marche” mentre alle ore 21 grande festa a ballo in piazza San Pietro con “soni a ballu” de “I Fuiuti” di Cataforio, saltarelli con l’organetto di Gianni Donnini, la Damigiana di Monte San Vito e i Mazzamurelli dei Sibillini e tante altre danze con altri ospiti.

Domenica 14 tornano i laboratori di danza, questa volta incentrati sui balli dell’Appennino emiliano-romagnolo a cura de “La butega de sgargì” di Lugo (Ravenna) oltreché tarantella, zampogna, organetto e tamburello. Alle ore 15 grande festa a ballo in piazza San Pietro con balli dell’Appennino emiliano romagnolo, saltarelli, danze popolari internazionali con Danzintondo.

Altre notizie su http://www.corriereproposte.it/index.php/article/articleview/7540/1/26/



permalink | inviato da zingara del deserto il 12/10/2007 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
10 ottobre 2007
Perchè si scrive


Gesualdo Bufalino

"... perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s'inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell'erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c'invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita? Nella vita c'è innamoramento impulsivo di sé stessi, credulo abbandono alle quattro dorate, virginee, felici stagioni.

Scrivere, insinua la voce, non significa solo adulare i minuti con la cosmesi dell'immaginario, ma nutrirli dei nostri escreti mentali, addobbarli viziosamente delle nostre maschere nere. Rappresenta dunque in qualche modo una colpa: forse macchiarsi le mani d'inchiostro è come macchiarsele un poco di sangue, uno scrittore non è mai innocente.

Non solo, ma nell'atto stesso in cui un autore si umilia alla superbia di dire "io", come fa a non sentirsi inerme, spogliato, simile ad una recluta nel mattino della visita di leva? Non assume forse ogni sua parola i colori lividi d'una delazione imperfetta? Non trasuda i sudori, le ciprie abiette d'uno spogliarello tentato e mancato? Starsene sul palcoscenico, nell'abbacinante fulmine dei riflettori, non diventa a lungo andare un'intollerabile gogna?

Il silenzio, invece... la perfezione, l'asepsi, l'impunità del silenzio! Poter assistere alla vita dal proprio loggione piuttosto che recitarla; fra tanti che smaniano di arrivare, scegliere di non partire! E poi... dal momento che il pensiero, come le onde avanti a quel cimitero marino, ricomincia senza posa, perché ostinarsi a volerlo pietrificare nei freddi piombi di Gutenberg? Veramente ogni libro stampato è una bara... Lusinghevole discorso, e converrà ribatterlo punto per punto, anche se metà di me gli dà oscuramente ragione..."

Afferma Montherlant che pubblicare un libro è come parlare a tavola in presenza della servitù. Il bello è che, per poterlo affermare, egli deve ricorrere a un libro: tanto è rischiosa e plurima la natura della scrittura. Al punto che perfino chi si affeziona alla segregazione e non sopporta altra aria che non sia quella del carcere; chi si fa obliquo voyeur di se stesso, con uno specchio in mano e uno dietro le spalle; nemmeno costui resiste alla tentazione di raccontare al mondo il suo narciso piacere e le mille soddisfazioni dell'ammutinamento. dopotutto, nel racconto di Nathaniel Hawthorne, Wakefield, alla fine, ritorna a casa.

Questo vuol dire che si scrive per popolare il deserto; per non essere più soli nella voluttà di essere soli; per distrarsi dalla tentazione del niente o almeno procrastinarla. A somiglianza della giovane principessa delle Mille e una notte, ognuno parla oggi per rinviare l'esecuzione, per corrompere il carnefice.

Morte e scrittura, quindi: ecco una connessione cruciale. Ha ragione Blanchot: si scrive per non morire. In questa vita, s'intende. Non in vista delle comiche immortalità sognate da romantici e classici, alle quali nessuno più crede. Più avanti si va, nei secoli, più la polvere cresce sui gonfi scaffali, nessuno si salverà. Andiamo, è sicuro, verso una civiltà di nuovo orale, fra diecimila anni la biblioteca d'Alessandria sarà stata bruciata innumerevoli volte.

Si dovrà per questo reprimere la ovvia comune volontà di durare? Riconosciamolo, si scrive specialmente per essere ricordati e per ricordare, per vincere dentro di sé l'amnesia, il buco grigio del tempo. Affidarsi alla pagina, come alle bende e ai balsami la mummia d'un faraone, non conosco altro modo che consenta il miracolo del Bis, il bellissimo Riessere. "Riessere, è questo il problema", ho sussurrato una volta, parodiando umilmente Shakespeare. E so ch'è una fuga in prigione, una vittoria perduta, ma anche l'unica strada, benché precaria e illusa, che ci scampi un istante dalla maledizione di Eraclito.

Si scrive per ricordare, ripeto. Ma si scrive anche per dimenticare, per rendere inoffensivo il dolore, biodegradarlo, come si fa coi veleni della chimica. Può essere una vernice, la scrittura, che ci anodizzi i sentimenti e li protegga dalle salsedini della vita. Qui un altro nodo emerge: medicina e scrittura. Che può tradursi in modi più spicci: scrittura come analgesico, come palliativo e placebo, quando non si tenga conto del margine di frode pietosa che sempre inerisce a una consolazione del genere.

Ma non si scrive anche per essere felici? Leopardi lo attesta: "Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo che io abbia passato in vita mia e nel quale mi contenterei di durare finché vivo. Passar le giornate senza accorgermene e parermi le ore cortissime e meravigliarmi sovente io medesimo di tanta felicità di passione." E sentiamo Pavese: "Quando scrivo qualcosa e do dentro, sono sereno, equilibrato, felice."

Andiamo avanti: si scrive per far testamento. Testamento e testimonianza hanno radice comune, si sa. Scrivere vale dunque a redigere una deposizione a futura memoria, come quelle che si lasciano ai giudici, perché ripetano, dopo la morte, la nostra parola. "Pronunziare ogni parola come se fosse l'ultima" ha detto Canetti, ed è una bella e solenne definizione della scrittura.

Si scrive per giocare, perché no?, la parola è anche un giocattolo, il più serio, il più fatuo, il più caritatevole dei giocattoli adulti. Si scrive per scongiurare, per evocare. Ho imparato, ragazzo, da un'affabile maga che graffire su un muro quattro nomi di diavoli, Furcu, Rifurci, Lurcu, Cataturcu, bastava a farli apparire. Una sera ci provai."

... E si scrive per battezzare le cose, chi le nomina le possiede. Esiste solo chi ha un nome, l'innominato è nessuno. Nelle teogonie primitive il dio è soltanto se ha un nome. Si scrive per surrogare la vita, per viverne un'altra. L'arte, in quel caso, diventa, se il bisticcio è lecito, un arto, un arto artificiale, la pròtesi d'una vita non vissuta. Forse è così che l'arte è cominciata, quando un cavernicolo in un angolo buio, dove sarebbe occorsa una torcia per scoprire le sue pitture, dipinse uccisa la bestia che bramava di uccidere, esercitando quindi una pratica magica, ma soddisfacendo altresì una tensione, come avviene a chi sogna e a chi s'innamora.

Sì, perché si scrive anche per persuadere e amorosamente sedurre. Chi scrive intreccia con chi legge una guerra d'amore, una complicità invidiosa, una clandestina intesa di peccatori; a volte associandosi con lui per delinquere, a volte odiandolo come un rivale. Si scrive per profetizzare: non accade spesso, ma accade, che su una lavagna cieca, mentre re Baldassarre è alla frutta, una mano intrecci misteriose parole. Si scrive per rendere verosimile la realtà. Non so degli altri, ma io sono stato sempre colpito dalla inverosimiglianza della vita, m'è parso sempre che da un momento all'altro qualcuno dovesse dirmi: "Basta così, non è vero niente."

Allora io penso che si debba scrivere per cercare di crederci, a questo impossibile e riuscito colpo di dadi; che si debba, se l'universo è una metastasi folle, un po' fingere di mimarla, un po' cercarvi un ordine che ci inganni e ci salvi. Questo mi pare il compito civico e umanitario dello scrittore. farsi copista e insieme legislatore del caos, guardiano della legge e insieme turbatore della quiete, un ladro del fuoco che porti fra gli uomini il segreto della cenere, un confessore degli infelici, una spia sacra, un dio disceso a morire per tutti. Ciò non vuol dire che scrivere è uguale a pregare? (...)"

Gesualdo Bufalino.




permalink | inviato da zingara del deserto il 10/10/2007 alle 11:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 ottobre 2007
Vorrei nascere in tutti i paesi


Vi lascio per questo fine settimana con queste parole. 
Anche la scrittura è   un  viaggio, un viaggio che percorriamo ognuno dentro noi stessi... Ed ogni volta è stupore, scoperta, memoria, desiderio, dolore.
Zdd


Vorrei
nascere
in tutti i paesi
perchè la terra stessa, come anguria,
compartisse per me
il suo segreto
e essere tutti i pesci
in tutti gli oceani
e tutti i cani nelle strade del mondo.
Non voglio inchinarmi
davanti a nessun dio, la parte non voglio recitare
di un hippy ortodosso
ma vorrei tuffarmi
in profondità nel Bajkal
e sbuffando
riemergere
nel Missisipi
Vorrei
nel mio mondo adorato e maledetto,
essere un misero cardo
non un curato giacinto,
essere una qualsiasi creatura di dio
sia pure l'ultima jena rognosa
ma in nessun caso un tiranno
e di un tiranno, nemmeno il gatto;
in nessun caso.
Vorrei essere uomo
in qualsiasi personificazione:
anche torturato in un carcere del Guatemala,
o randagio nei tuguri di Hong-Kong,
o scheletro vivente nel Bangladesh
o misero jurodivyj a Lhasa,
o negro a Capetown,
ma non personificazione della feccia.
Vorrei giacere
sotto il bisturi di tutti i chirurghi del mondo,
essere gobbo, cieco,
provare ogni malattia, ferita, deformità
essere mutilato dalla guerra
raccogliere luride cicche
purché in me non si insinui
il microbo ignobile della superiorità
non vorrei fare parte dell'élite
ma di certo neppure del gregge dei vigliacchi
né dei cani del gregge
né dei pastori che al gregge si conformano,
vorrei essere felicità
ma non a spese degli infelici
vorrei essere libertà, ma non a spese di chi è asservito.
Vorrei amare tutte le donne del mondo
e vorrei essere donna anch'io
magari una volta soltanto...
madre-natura, l'uomo é stato da te defraudato.
Perché non dargli
la maternità?
Se in lui, sotto il cuore, un figlio
si facesse sentire così
senza un perché, certo l'uomo
non sarebbe tanto crudele.
Vorrei essere essenziale - magari una tazza di riso
nelle mani di una vietnamita segnata dal pianto,
o una cipolla nella brodaglia di un carcere di Haiti,
o un vino economico
in una trattoria di terz'ordine napoletana
e un tubetto, anche minuscolo, di formaggio
in orbita lunare;
che mi mangino pure
e mi bevano
purché nella mia morte ci sia una utilità.
Vorrei appartenere a tutte le epoche, far trasecolare la storia tanto da stordirla con la mia impudenza:
della gabbia di Pugacev segherei le sbarre
quale Gavroche introdottosi in Russia
condurrei Nefertiti
a Michajlovskol, sulla trojka di Psi^n
Vorrei cento volte prolungare la durata di un attimo
per potere nello stesso istante
bere alcool con i pescatori nella Lena
baciare a Beirut,
danzare in Guinea, al suono del tam-tam,
scioperare alla "Renault",
correre dietro a un pallone con i ragazzi di Copacabana, vorrei essere onnilingue, come le acque segrete del sottosuolo
Fare di colpo tutte le professioni
e ottenere così che
un Evtusenko sia semplicemente poeta, un altro, militante clandestino spagnolo, un terzo, uno studente di Berkeley
e un quarto, un cesellatore di Tbilisi.
Un quinto - un maestro elementare in Alaska,
un sesto - un giovane presidente in qualche dove,
anche in Sierra Leone, diciamo,
un settimo -
scuoterebbe soltanto il sonaglio di una carrozza
e il decimo...
il centesimo...
il milionesimo...
Poco per me essere me stesso
tutti, fatemi essere!
E ciascun essere,
in coppia, come si usa.
Ma dio, lesinando la carta carbone
mi ha prodotto in un solo esemplare
nel suo bogizdat.
Ma a dio confonderò le carte. Lo raggirerò!
Avrò mille facce
fino all'ultimo giorno
affinchè la terra rimbombi per causa mia
e i computers impazziscano
per il mio universale censimento.
Vorrei
umanità
lottare su tutte le tue barricate
stringermi ai Pirenei,
coprirmi di sabbia attraverso il Sahara
e accettare la fede della grande fratellanza umana, e fare proprio il volto
di tutta l'umanità.
E quando morirò
sensazionale Villon siberiano
non deponetemi
in terra inglese
o italiana -
ma nella nostra terra russa,
su quella verde, serena collina,
dover per la prima volta io
mi sono sentito tutti.
S. Evtushenko



permalink | inviato da zingara del deserto il 6/10/2007 alle 9:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 ottobre 2007
La vita non sempre fa male



La vita non sempre fa male,
può stracciarti le vele, rubarti il timone,
ammazzarti i compagni a uno a uno,
giocare ai quattro venti con la tua zattera,
salarti, seccarti il cuore
come la magra galletta che ti rimane,
per regalarti nell’ora
dell’ultimo naufragio
sulle tue vergogne di vecchio
i grandi occhi, il radioso
innamorato stupore
di Nausicaa

Gesualdo Bufalino
.




permalink | inviato da zingara del deserto il 5/10/2007 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
5 ottobre 2007
Gli hotel più lussuosi del mondo 1


Quello esistente. Burj al-Arab. Dubai.


 «Burj al-Arab»  - Costruito su un'isola artificiale presso la spiaggia di Jumeirah, il «Burj Al Arab» è uno degli hotel più esclusivi e costosi del mondo. E' alto 321 metri. Per una notte, nel sette stelle si possono tranquillamente spendere da un minimo di 2.500 dollari ad un massimo di 28.000 dollari. Quello che è diventato oramai l'icona di Dubai negli Emirati Arabi è costato oltre 650 milioni di dollari.


Burj al-?Arab (in arabo:"Torre degli Arabi") è uno degli alberghi più lussuosi del mondo, con 7 stelle (non riconosciute ma seguendo lo standard il riconoscimento è possibile). Situato sulla Jumeirah Beach, a 15 km a sud del centro di Dubai, su un’isola artificiale collegata alla terraferma da un ponte di 280 m è caratterizzato da una particolare forma "a vela", progettata da un'équipe di architetti prima della costruzione, iniziata nel 1994 e terminata nel 2002

È l’hotel più alto del mondo (321 m).

L'hotel è gestito dal Jumeirah Group, proprietario del vicino Jumeirah Beach Hotel, degli Emirates Towers e di altri hotel di Dubai, Londra e New York.

Al suo interno si trovano 202 suite, disposte su uno o due piani, che misurano da un minimo di 170 mq fino a 780 mq, interamente vetrate. Ogni stanza offre una tv al plasma, collegamento ad internet con notebook, vista mare, letto king size e trasferimento in limousine dall'aeroporto di dubai. Le stanze partono da un minimo di 600 euro a notte, il parco è convenzionato con il wild wadi park, un parco acquatico con accesso gratuito agli ospiti degli hotel della catena Jumeirah. All'interno dell'hotel si trova anche una boutique. Inoltre L'hotel dispone di tre ristoranti di cui uno sottomarino ed uno all'ultimo piano con vista sul golfo di dubai.

E quello futuro....«The Hydropolis»


 «The Hydropolis» - L'albergo, che secondo gli investitori sarà il primo 10 stelle al mondo è in fase di completamento a Dubai. 150 sono le società che lavorano alla realizzazione dello spettacolare hotel. Il suo complesso sottomarino a 60 piedi di profondità disporrà di 220 suite a tema, cinema high tech, sale conferenza, ristoranti e persino un sistema di difesa missilistico per garantire la massima sicurezza agli ospiti dell'esclusiva struttura.

«The Hydropolis» - L'albergo, che secondo gli investitori sarà il primo 10 stelle al mondo è in fase di completamento a Dubai. 150 sono le società che lavorano alla realizzazione dello spettacolare hotel. Il suo complesso sottomarino a 60 piedi di profondità disporrà di 220 suite a tema, cinema high tech, sale conferenza, ristoranti e persino un sistema di difesa missilistico per garantire la massima sicurezza agli ospiti dell'esclusiva struttura.




permalink | inviato da zingara del deserto il 5/10/2007 alle 8:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
4 ottobre 2007
Marco Polo

Una pagina del Milione

Uno dei più celebri viaggiatori europei del Medioevo che ci lega al lontano mondo del Levante, Marco Polo nasce a Venezia nel 1254, dal nobile Niccolò, facoltoso mercante dalmata che ha contatti commerciali con l'Oriente.

Nel novembre del 1271 Marco Polo parte con il padre e lo zio Matteo alla volta della provincia più occidentale del Catai (antico nome per la Cina), con doni e una lettera da parte del papa Gregorio IX. I tre mercanti arrivano a Khanbalik (l'attuale Pechino) dopo 30 mesi di viaggio attraverso l'Anatolia, l'altopiano dell'Iran, il Momia, il Turkestan, il deserto del Gobi e le province cinesi. Vengono ricevuti con grandi onori dalla corte imperiale ed entrano subito nelle grazie del Gran Khan, tanto che Marco viene nominato suo Consigliere personale e gli vengono affidati vari incarichi diplomatici che gli permettono di conoscere a fondo la storia, i costumi, le tradizioni e le lingue dei popoli asiatici.

Nel 1292, dopo 17 anni, Marco Polo, con 600 uomini imbarcati su 16 navi, ritorna in patria con l'incarico di accompagnare in Persia una principessa che diventerà la sposa del sovrano di quello stato. Dopo un lunghissimo viaggio, giungono a Venezia nel 1295, dove Marco riprende la sua attività di mercante e porta i vari beni acquisiti nel lontano oriente, tra i quali si dice gli originali spaghetti, varie spezie (tra cui l’aromatico pepe nero e il preziosissimo zafferano) e pregiatissimi tessuti.

Nel 1298 viene intanto fatto prigioniero in una battaglia navale contro i genovesi a Curzola; è qui che durante la prigionia racconta a Rustichello da Pisa le sue peripezie e i suoi ricordi. Questi li trascrive in francese in una raccolta intitolata Livre des merveilles du monde. Questo libro che narra le meraviglie dei popoli asiatici e le avventure di messer Marco Polo in quelle terre sconosciute dell’Oriente viene successivamente tradotto in varie lingue, e in italiano è intitolato il Milione (titolo derivante dal nomignolo con cui Marco era conosciuto "Marco Emilione"), che per molto tempo è stata la fonte principale di informazioni sull’Asia orientale.

Nel 1324 lascia per sempre questo mondo uno dei più famosi esploratori geografici mai esistiti. Di tutti coloro che hanno mai compiuto viaggi verso lontane terre sconosciute, dopo i Fenici, i Greci, i Romani, i Bizantini nell’alto Medioevo, gli Arabi e i Vichinghi, messer Marco Polo resta tra i nomi più famosi nell’esplorazione geografica del mondo. Sulla sua scia seguiranno poi Vasco da Gama, Cristoforo Colombo, Giovanni Caboto, Amerigo Vespucci e molti altri.




permalink | inviato da zingara del deserto il 4/10/2007 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 ottobre 2007
LE VACANZE PIU' PAZZE DEL MONDO


Annoiati dalla solita settimana bianca? Insofferenti verso le orde di parenti che ogni anno si riversano inesorabilmente nella vostra casa durante le festività? Stressati dalla corsa ai regali e dalle code in autostrada per raggiungere le tradizionali località di villeggiatura? Con un po' di spirito di avventura e un pizzico di fantasia, si possono trovare mille soluzioni originali per vivere delle vacanze alternative: dalla casa sull'albero nel Belize al vecchio faro negli Stati Uniti, passando per un hotel sotterraneo nel cuore dell'Australia, sono tanti i posti dove si può fuggire dal classico Natale e ricaricarsi in vista del ritorno al lavoro.

Riposo tra le fronde degli alberi
Circondato su tre lati dalle acque del fiume Mopan, il Parrot Nest Lodge di San Ignacio, nel Belize, dispone di due casette di legno costruite su un albero. L'ideale per chi cerca il contatto con la natura e vuole allontanarsi dal caos cittadino. L'unico rischio? Gli uccelli della foresta potrebbero rivelarsi più rumorosi e chiacchieroni di qualsiasi parente petulante...

Un soffitto pieno di stelle
Un telescopio in ogni alloggio per scrutare le profondità dello spazio. L'ElquiDomos di Paihuano, in Cile, è il primo hotel astronomico dell'emisfero meridionale. Le stanze sono a forma di cupola e hanno dei fori che permettono di osservare il cielo stellato. Un angolo tra le montagne dell'America meridionale per astrofili, nottambuli e romantici di ogni età.

Nella pancia del beagle più grande del mondo
Mastro Geppetto trascorse molto tempo nel ventre della balena ma il suo soggiorno non fu probabilmente molto comodo. Chi passa per Cottonwood, nell'Idaho, ha la possibilità di vivere un'esperienza simile ma decisamente più confortevole. Al Dog Bark Park Inn, si può alloggiare in un appartamento costruito nel più grande beagle del mondo. La porta di ingresso è sul fianco di questo cane artificiale, all'interno c'è posto per sei persone e nel muso c'è anche una sala lettura.

Per il corpo e per lo spirito
Un'oasi di pace nella campagna scozzese. A Urquhart, nella zona delle Grampian Highlands, si alloggia nella Old Church, la vecchia chiesa. Passeggiando all'esterno, la sagoma dell'edificio trasmette ancora un forte senso di spiritualità, mentre all'interno, tra le sue solide mura, si può riscaldare il corpo con una tazza di tè caldo. E in occasioni particolari è ancora possibile festeggiare suonando le campane.

Vita da carcerati
Per andare in prigione non è necessario aver commesso reati, basta pagare. All'Old Jail di Mount Gambier, in Australia, chiunque può finire dietro le sbarre a prezzi modici. In questo ex penitenziario trasformato in albergo, tutto è rimasto come prima e gli ospiti dormono nelle celle. Con una sola ma fondamentale variante: si può uscire quando si vuole.

Relax in carrozza
Un treno lussuoso dove ci si può appisolare senza il rischio di essere svegliati dal controllore o da qualche passeggero turbolento. E' il sogno di ogni pendolare e si può trovare a St. Andrews, in Scozia. Nella Old Station, stazione riconvertita in hotel, si dorme in una vecchia carrozza restaurata nella quale sono state realizzate due suite per accogliere gli ospiti.

La casa nella roccia
Quando l'architettura si integra nella natura, il risultato può essere sorprendente. L'Elkep Evi, suggestivo edificio nei pressi di Urgup, in Turchia, dispone di stanze scavate nel fianco di una collina. E, grazie alla sua posizione rialzata, offre ai visitatori una bella vista sulla Cappadocia.

Vacanza on the road
Un gigante della strada, l'evoluzione del camper e della roulotte. Exploranter, l'hotel viaggiante, è innanzitutto un enorme mezzo di trasporto che percorre Brasile, Cile e Argentina. Disponibile per tour lunghi da una a tre settimane, contiene alloggi e cucina. Per gruppi di amici o famiglie numerose in cerca di avventura.

Sotto l'Outback australiano
Per chi non si accontenta di andare dall'altra parte del mondo, c'è la possibilità anche di nascondersi nel sottosuolo. Lo si può fare a White Cliffs, in Australia, alloggiando nell'Underground Motel, un albergo che propone camere scavate sotto terra. Anche se le stanze dispongono di vari comfort, la soluzione potrebbe però non essere adatta a chi soffre di claustrofobia.

Guardiani nel vecchio faro
Costruito nel 1869, il faro di Saugerties, nello Stato di New York, per decenni ha indicato la rotta alle navi che transitavano sul fiume Hudson. Restaurato e trasformato in bed&breakfast, dispone di due camere da letto e una cucina. Per chi vuole staccare la spina e rilassarsi, magari con l'aiuto della vista panoramica che si gode dalla torre.



permalink | inviato da zingara del deserto il 4/10/2007 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 ottobre 2007
IL VIAGGIO

IL VIAGGIO
Rubén Blades

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita
senza mai scalfire la superficie dei luoghi
nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.

Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare
chiunque abbia una storia da raccontare.

Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le cose,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.

Cammina cercando la vita
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso
.




permalink | inviato da zingara del deserto il 3/10/2007 alle 17:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 37247 volte


"Viaggiare! Essere altro costantemente perché l'anima non abbia radici!... Andare avanti, inseguire l'Essenza di avere un fine e dell'ansia di raggiungerlo".
Fernando Pessoa





IL CANNOCCHIALE